Lorenzo Fazzini, l'abate matematico di Vieste

fazziniLorenzo Fazzini è uno dei maggiori ingegni di Vieste. Egli nacque il 17 gennaio 1787 e all'età di 18 anni, uscito dal Seminario di Nusco, fu consacrato sacerdote. Celebrò la sua prima Messa nella Cattedrale di Vieste il giorno di S. Michele del 1805 e impostò la predica sulla venerazione al Santo Protettore del Gargano, riscuotendo gli elogi del vescovo e il plauso del clero e dei concittadini.

Amante delle scienze matematiche e fisiche, volle trasferirsi a Napoli per seguire presso l'Università le lezioni di Niccolò Fergola, il grande matematico noto in tutta l'Europa. Qui ebbe modo di seguire con molta attenzione e passione le varie scoperte scientifiche, che venivano effettuate in Italia e in Europa. In quel periodo pullulavano in Napoli un gran numero di scuole private e il nostro Fazzini, appena terminato il corso di studio con il Fergola, ne aprì una con un programma preuniversitario, equivalente grosso modo al nostro liceo, che ebbe a dotare, man mano, di un magnifico gabinetto scientifico, che dopo la sua morte sarà acquistato dall'Università. Vi insegnò matematica, fisica e filosofia e fu molto apprezzato perché aveva egli vasto sapere, severo rigore di metodo, chiara, facile, nobile elocuzione, rapida e lucida maniera di dipingere con la parola le più astruse dottrine, voce grata, sonoro, flessibile ad ogni oratorio movimento. In poco tempo gli uditori crebbero in sì gran numero, che fu mestieri tramutare la scuola in più ampia sala, dove avreste veduto più centinaia di giovani della metropoli, delle province e di lontani paesi stranieri stretti l'uno accanto all'altro e per più ore intenti ad udirlo con religioso silenzio (da "L'abate Lorenzo Fazzini" di F. Dell'Erba in IL GIORNALE D'ITALIA del 23/9/1933).

Luigi Settembrini annotò, in un'edizione delle sue RICORDANZE, che a frequentarla erano da 300 a 400 giovani. E la scuola che trovavasi nel 1823 alla Strada Nuova dei Pellegrini, al n. 19, dovette trasferirsi alla via Magnocavallo.
Fra i suoi allievi, che si resero poi famosi, sono da citare: il grande letterato Francesco De Sanctis, che lo ricorda sempre con molto rispetto nei Saggi Critici e nell'opera autobiografica La Giovinezza; il fisico, vulcanologo e filosofo Luigi Palmieri; lo scienziato medico Pasquale Manfrè, il chimico Giacomo Paci, Francesco Cirelli, i fratelli De Tommasi, Innocenzio De Cesare, Francesco Costabile.

Lorenzo Fazzini ebbe anche contatti con illustri scienziati, fra cui il toscano Nobili e il francese Arago e fece del magnetismo studi particolari, innumerevoli esperienze, coronate da varie scoperte. Dimostrò errata la teoria dell'inglese Faraday sul Magnetismo di Rotazione (scoperto da Arago), circa l'attribuizione all'elettricità.

Importanti furono le scoperte sulla repulsione tra la luce e il magnetismo, sulla virtù magnetica della terra; il potere del magnetismo terrestre sui corpi non magnetici; i fenomeni dell'attrazione e repulsione e quelli dei conduttori mobili o astatici di Ampère. Aveva apprestato anche un trattato di fisica sperimentale, che, però, rimase inedito ed ora disperso. Fra le pubblicazioni si ricordano gli: Elementi di Matematica, I libri XI e XII degli elementi di Euclide e La Geometria Piana ossia i primi sei libri degli Elementi di Euclide, che tradusse direttamente dal greco.

Morì in Napoli il 4 maggio 1837 stroncato dal colera. A leggere l'elogio funebre fu il purista della lingua italiana, marchese Basilio Puoti, mentre il grande musicista Gaetano Donizetti fece eseguire durante i funerali una Messa in Requiem, appositamente composta per lui. Lo hanno ricordato con scritti vari: Emmanuele Taddei (negli Annali del Regno delle Due Sicilie), i poeti Rosa Taddei, Cesare Malpica, Domenico Simeone Oliva e il comm. A. Spinelli (in Poliorama Pittoresco) e C. Tortora Brayda (ne Il Progresso delle Scienze, delle Lettere e delle Arti).
Gli uomini come Lorenzo Fazzini - ebbe a scrivere il 3 gennaio 1838 Cesare Malpica all'avv. Cesare Riola - non sono mai rimpianti abbastanza e maledetta dal Signore è quella terra ove la memoria de' buoni presto si cancella, e imprecate son le lodi che ad essa si danno.

Napoli, memore di quanto bene fece alla gioventù del suo tempo, gli dedicò una via nei pressi della stazione.

Matteo Siena

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